concept

Il lavoro che attualmente sto portando avanti è legato alla valenza simbolica dell’oggetto meccanico e alla potenza metaforica dell’ingranaggio visto come paradigma del complesso di relazioni che stanno alla base dell’esperienza umana. Mi piace cogliere, all’interno di una struttura rigida come quella di una macchina, una traccia di vita; assimilare il suo movimento meccanico sempre uguale a sé stesso, ad una volontà di affermazione, ad una marcia costante alla ricerca di un senso, di una finalità che non sia quella della semplice produzione. Il complesso di ruote dentate, il loro incastrarsi e indursi a vicenda la rotazione, la creazione di una forza, lo vedo come una metafora perfetta della nostra condizione umana, in cui ogni individuo trae vitalità dal suo rapporto con gli altri, e più l’ingranaggio si arricchisce di nuovi elementi, più si attenua la fatica, più il movimento diventa fluido. Di contro la complessità del sistema lo rende suscettibile di guasti e quindi, sempre metaforicamente parlando, vediamo che la nostra esistenza rimane legata a doppio filo a quell’insieme di relazioni che ne costituiscono il sistema, e che sono solo una componente di meccaniche più grandi e più complesse; e tutto questo insieme di macrocosmi e microcosmi è in continua interazione ed evoluzione al punto che, il suo infittirsi e il suo dipendere anche dal singolo elemento, ci rende contemporaneamente schiavi e padroni della nostra esistenza.

Il recente inserimento, nei miei lavori, della figura umana e di oggetti di uso quotidiano, è mirato a rendere ancora più evidente questa metafora. Anche se la figura, affiancando o sovrapponendo i piani, si pone su un livello diverso, sospeso, contemplativo; la sua azione comunque vi stabilisce un rapporto e contribuisce a esplicitarne il concetto.

 

My current work is tied to the symbolic value of the mechanical object and to the potent metaphor of the gear wheel seen as a paradigm of the complexity of relationships at the foundation of human experience.

I like to capture, inside a rigid structure like that of a machine, a sign of life and to equate its mechanical movement, which always stays the same, to a willingness to succeed, to a constant rhythm in search of meaning and to an end other than that of simple production. I see the complex of gear wheels, the way they interlock, each causing the other’s rotation, and creating a force, as a perfect metaphor of our human condition where each individual gains vitality from their relationship with others. The more the gear wheel adds new elements the less the fatigue, the more the movement becomes fluid. Conversely the complexity of the system makes it susceptible to breakdowns and therefore, still metaphorically speaking, we can see how our existence stays tied to a double thread of the relationships that make up the system and are only one component of the larger and more complex mechanisms. All of these macro and microcosms together are continually interacting and evolving to the point that their density and interdependence, even of a single element, makes us both slaves and masters of our existence.

The recent integration of the human figure into my work is that of everyday use and is aimed at making the metaphor even more self-evident. Even if the figure is alongside or superimposed on the planes, they suggest on another level, suspended and contemplative, that their action establishes a rapport and contributes to carrying out the concept.